Sostenibilità: focus con Matteo Giudici (Gruppo Mesa)

Storie, strategie e obiettivi: come declinare nel lavoro le sfide di un futuro sostenibile a livello economico, sociale e ambientale. La parola ai manager e a chi fa l'impresa

Per favorire lo sviluppo di un futuro davvero sostenibile a livello economico, sociale e ambientale raccogliamo esperienze, storie, risultati e obiettivi dalla viva voce dei manager e di chi fa l’impresa: un modo per andare oltre la Csr, con una forte e diffusa responsabilità a tutto campo. Oggi ne parliamo con Matteo Giudici, Ceo di Gruppo Mesa.

Come sta evolvendo il mondo della Csr in questi ultimi anni? Siamo più sensibili verso la sostenibilità?
«Da tempo si parla di questi temi: di Csr prima e di sostenibilità poi… ma in questi ultimi anni è diventato davvero un “trend topic”. Le ragioni sono molto importanti e riguardano sicuramente la sensibilità dei consumatori e degli investitori, ma anche la conformità alle normative in vigore e in arrivo. È una scelta necessaria che negli ultimi tempi interessa sempre più anche le piccole e medie imprese, non solo le grandi corporation o settori a vocazioni green: tutti devono adeguarsi, un po’ per poter essere parte della catena di fornitura delle grandi aziende, un po’ perché la reportistica di sostenibilità diverrà obbligatoria anche per le Pmi quotate».

In cosa consiste il suo ruolo, come viene declinato nel suo settore professionale e quali sono le sfide concrete del suo lavoro quotidiano?
«Sono il Ceo del Gruppo Mesa, una realtà in forte crescita con sedi in Italia e Svizzera specializzata in tecnologie, servizi e formazione. Mesa nasce da una forte passione, mia e dei miei soci, per la tecnologia come strumento per migliorare le condizioni di lavoro delle persone e per aiutare le aziende a crescere, modernizzarsi e migliorare la propria sostenibilità. La mia sfida principale è intercettare le esigenze di mercato e rispondere con soluzioni tecnologiche e metodologiche innovative costruite anche ad hoc per il cliente. Uno dei nostri prodotti più di successo è Impact, una piattaforma che permette di rendere accessibile la sostenibilità, in termini di costi, cultura e risorse interne, grazie al digitale».

Quali sono i trend di settore? Quali sfide e criticità deve affrontare la sua azienda?
«Si stima che il mercato mondiale della digitalizzazione arriverà a 1.250 miliardi di dollari nel 2026, con un tasso di crescita annuo del 19% (Fonte McKinsey). Il che significa lavorare in un contesto sicuramente ricco di opportunità, ma anche di competitor che propongono soluzioni in costante aggiornamento. Anche gli utilizzatori sono cambiati: ormai ci rivolgiamo prettamente a interlocutori di business, non tecnici, che necessitano di soluzioni semplici da usare, veloci da implementare e che forniscano un’esperienza multiservizio. La nostra sfida è rispondere a tutto questo nel migliore dei modi».

Perché a un’azienda conviene investire in responsabilità sociale d’impresa e sostenibilità?
«Possiamo dire che investire in sostenibilità è un imperativo, sia di legge che di business: la Commissione europea ha intrapreso un percorso di proposte e direttive per rendere il continente a impatto zero climatico entro il 2050, con una serie di traguardi da raggiungere già in questi anni. Inoltre, la sostenibilità rappresenta sicuramente un fattore di competitività con vantaggi di posizionamento strategico, miglioramento della reputazione, delle relazioni con gli stakeholder e quindi migliori rating di credito, capacità di attrarre e motivare talenti, relazioni con il territorio e le autorità, minor rischio di procedimenti legali e risarcimenti… significa quindi essere premiati dai consumatori e dagli investitori, acquisendo maggiore solidità. Come mi capita spesso di dire, investire in sostenibilità non si quantifica tanto in quanto spendo ma in cosa succede se non lo faccio».

In concreto, quali sono i principali progetti in tema di Csr e sostenibilità che avete portato a termine negli ultimi anni in azienda?
«In questi ultimi anni abbiamo realizzato numerosi progetti per le principali grandi aziende italiane e dei settori più diversi: manifatturiero, food&beverage, fashion, finance e utilities. Per citarne alcuni, Impact (il nostro tool per il reporting di sostenibilità) è stato scelto da Lavazza per la redazione del Bilancio di Sostenibilità, da Cassa Depositi e Prestiti per la redazione della Dichiarazione non Finanziaria, da Gruppo Orsero per la creazione del Piano di Sostenibilità, da Gruppo Cap per il Bilancio di Sostenibilità e lo Stakeholder Management. La stretta collaborazione con i nostri clienti ci dà ogni giorno idee e il confronto genera soluzioni: grazie ai loro feedback stiamo inserendo nella versione enterprise di Impact la Esg app, allo scopo di stimolare comportamenti e pratiche virtuose in azienda. Ma anche le soluzioni per la due diligence della catena di fornitura supportata dal machine learning e quella l’Enterprise risk management, integrato con la matrice di materialità, sono di forte supporto a una gestione integrata della sostenibilità. Utilizziamo inoltre il machine computing per ottimizzare i processi, in primis quelli produttivi, secondo driver Esg».

Per quanto riguarda il prossimo biennio, in quali obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdgs) la sua azienda sarà coinvolta? Avete già dei progetti definiti su cui intendete impegnarvi?
«I nostri software aiutano le aziende a governare i processi che impattano sugli Sdgs, ad esempio i goal 8, 11, 12 e 13. Per quanto riguarda il punto focale trasversale agli obiettivi, ossia la possibilità di raggiungerli per tutti, stiamo sviluppando delle soluzioni sempre più accessibili anche alle piccole e medie imprese. Quotidianamente cerchiamo di lavorare anche sugli obiettivi di “salute e benessere” e “parità di genere”, promuovendo attività volte ad abbattere gli stereotipi che caratterizzano il settore tecnologico e digitale e concretizzando una vision volta all’inclusività e alla diversificazione. Il Gruppo Mesa ha poi aderito al Microsoft Partner Pledge con un impegno quotidiano su più fronti per realizzare concretamente la promessa di avere un impatto positivo sul futuro e sulla tecnologia».

Pubblico e privato possono collaborare per raggiungere un obiettivo comune?
«Assolutamente sì. Per compiere realmente la transizione ecologica occorre mettere allo stesso tavolo tutti gli stakeholder, pubblici e privati, e usare la leva della formazione per implementare buone pratiche. Ci auguriamo che il Pnrr possa rivelarsi un motore decisivo anche per sbloccare l’azione delle Pmi sul fronte della sostenibilità, dal momento che costituisce uno dei pilastri fondamentali dell’iniziativa».

Csr e sostenibilità: come capire quando è solo un’operazione di marketing?
«Ormai tutti parlano di sostenibilità e quindi capita che, a volte, dietro a una comunicazione di facciata ci sia poi poca sostanza, sfociando nel cosiddetto greenwashing. Ad esempio, dichiarare di produrre un prodotto “green” ma non aver neanche provato a gestire e magari ridurre le proprie emissioni di Co2 mi fa pensare che ci sia qualche discordanza tra parole e azioni. Al contrario, la presenza di una governance della sostenibilità articolata e di una collocazione della funzione Sostenibilità al vertice, nell’ambito delle funzioni di controllo, e non nella Comunicazione aziendale, è un’indicazione di un approccio sostanziale e non di solo marketing. Importante è anche la qualità degli obiettivi e degli indicatori su cui si rendiconta, che devono essere misurabili, confrontabili e monitorati nel tempo. In questo senso, lo sforzo che si sta compiendo in Europa per la definizione di indicatori standard obbligatori darà un grosso contributo. Infine, un parametro di qualità dell’approccio è lo sforzo che l’azienda compie nella comunicazione e formazione per la diffusione di una cultura di sostenibilità in azienda, ingrediente fondamentale insieme alla governance e alla tecnologia digitale, perché l’azienda diventi realmente sostenibile».

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