Job Hopping: la strategia dei Millennial

Può far raddoppiare la retribuzione e aumentare le proprie competenze

“Job hopper” è un’espressione che si riferisce spesso ai Millennial, ovvero alla generazione di persone nate tra l’inizio degli anni 80 e l’inizio degli anni 2000. Il Job Hopper tende a “saltare” da un posto di lavoro all’altro, un po’ perché è costretto dalla precarietà del mercato e dei contratti, oggi sempre più flessibili e a termine, un po’ perché ritiene stimolante cambiare ambiente, compiti e obiettivi professionali.

Negli Stati Uniti è stato calcolato nel 2016 che il 18% dei lavoratori cambia la sua professione ogni anno o al massimo ogni tre anni, contro il 42% dei giovani tra i 18 e i 29 anni.

Il mondo del lavoro stesso è profondamente mutato negli ultimi anni. Le aziende non riescono più a conquistare la fedeltà dei loro dipendenti, nemmeno attraverso benefit e programmi che prevedono compensi retribuitivi. Questo ha creato le condizioni per cui i Millennial (e non solo) per ottenere ciò a cui ambiscono non possono più permettersi di essere  dei company man o woman.

Un’altra caratteristica dei Millennial sembra essere uno spirito auto-imprenditoriale: le ultime indagini rivelano che il 62% di loro ha ambizioni imprenditoriali.

I vantaggi del Job Hopping? Un potenziale aumento retributivo legato alla negoziazione con nuovi datori di lavoro, nuove prospettive di carriera, oggi sempre più limitate per chi rimane nella stessa azienda per troppi anni, e un inevitabile ampliamento delle proprie competenze, così come del network.

Cosa ne pensate? È possibile fare carriera e crescere professionalmente saltando da un posto di lavoro all’altro? 

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