6 competenze chiave per un formatore aziendale

Un knowhow trasversale per essere efficaci e offrire il supporto migliore

È molto comune avvalersi di un professionista esterno all’azienda per implementare programmi formativi dedicati al personale. Le aspettative nei loro confronti sono spesso elevate. 

La credibilità di questi specialisti dovrebbe essere determinata prima del loro ingaggio all’interno di programmi di sviluppo, anche per evitare percorsi inefficaci, una perdita di tempo e di denaro.

Ma come scegliere il formatore giusto, in un mare di offerta in tal senso? 

Il formatore “ideale” dovrebbe avere competenze trasversali e adottare un approccio allo stesso tempo friendly e professionale quando ha a che fare con adulti che si pongono sul suo stesso livello. 

C’è chi sostiene che i migliori abbiano svolto una carriera all’interno dell’azienda ricoprendo ruoli manageriali specifici, mentre alti sostengono che uno sguardo esterno permetta di avere il necessario distacco e superare alcuni preconcetti legati al lavoro.

In linea generale, oltre a una serie di soft skill, un formatore dovrebbe avere doti comunicative ed essere pronto a formarsi costantemente, ma in più dovrebbe aver maturato competenze in queste 6 aree:

  1. conoscenze rilevanti sulla normativa legata a uno specifico stato/territorio e su contratti e gestione risorse umane;
  2. regole, standard, codici e pratiche che riguardano il settore industriale specifico (nicchia) dove il formatore intende operare;
  3. approcci manageriali contemporanei e aggiornati sulla customer service;
  4. problematiche specifiche sulla customer service in settori industriali differenti;
  5. un background legato formazione aziendale e ai criteri di valutazione delle performance;
  6. una specializzazione nel campo della formazione per adulti.
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