Covid-19: crisis management in ospedale

Manager, medici, infermieri e tecnici hanno lavorato insieme per capire come affrontare il nuovo virus e creare le condizioni per farvi fronte. Le best practice da seguire in azienda

L’emergenza Covid-19 è stata uno tsunami. Anche presso l’ospedale dove lavoriamo (IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano), nessuno era preparato a questo evento perché si tratta di un virus non conosciuto che causa problemi respiratori/polmoniti simili alle normali polmoniti. Già in qualche zona d’Italia si erano registrati picchi di polmoniti nei mesi precedenti la conclamazione, ma solo dopo che la notizia è trapelata dalla Cina ci si è resi conto del pericolo.

All’inizio è stato un vorticoso susseguirsi di decisioni che avevano come fili conduttori:

  • la separazione dei flussi;
  • la netta separazione dei percorsi di cura, riservando ai pazienti Covid zone ben precise (degenze/terapie intensive dedicate) a scapito della chiusura graduale di quasi tutti i reparti ospedalieri;
  • la comprensione della reazione della comunità medica internazionale;
  • l’adeguamento alle indicazioni degli esperti;
  • la protezione dei professionisti dell’ospedale, nonché dei pazienti non Covid, attraverso l’utilizzo di DPI, la creazione di checkpoint agli ingressi e il cambiamento di alcune modalità comportamentali, così da garantire, ad esempio, le adeguate distanze sociali.

L’aspetto gestionale è stato estremamente importante, perché manager, medici, infermieri e tecnici hanno lavorato insieme per capire come affrontare l’emergenza e creare le condizioni per farvi fronte. Il management chiedeva di ridurre man mano le normali attività per far posto a reparti Covid; i medici e gli infermieri si attrezzavano per curare questo nuovo tipo di malato e dettavano le caratteristiche degli spazi.

I tecnici/servizi generali adeguavano dall’oggi al domani gli spazi e garantivano i requisiti impiantistici corretti (ricambi d’aria, depressioni, flusso d’ossigeno…), le apparecchiature richieste (fra cui i famosi ventilatori), le sanificazioni necessarie, lo smaltimento rifiuti differenziato, tutte le condizioni per il distanziamento sociale; i colleghi informatici assicuravano la parte H/S per le modifiche di layout effettuate, oltre a dotare di pc portatile tutti i dipendenti che potevano fare smart working e a garantire i mezzi idonei per poter effettuare call a distanza.

Questa esperienza ha accelerato alcune best practice e innovazioni che sicuramente saranno utili per il futuro.

Ad esempio, lo smart working per alcune figure professionali, l’implementazione di sistemi smart per l’accettazione dei pazienti e la gestione delle pratiche amministrative, come il self checkin, il sistema Book and Pay e la visione della cartella clinica da remoto. Tutti metodi per diminuire gli accessi in ospedale e ridurre i tempi di attesa. 

La pandemia legata al Covid ci ha sicuramente insegnato che bisogna essere pronti per le emergenze che si presentano (basti pensare, negli ultimi anni, anche ad aviaria e Sars…) e che si possono ottenere risultati importanti anche lavorando in modo diverso.

Facendo tesoro dell’esperienza fatta, Humanitas ha deciso di costruire una struttura indipendente totalmente legata alla gestione delle emergenze di questo tipo, per separare nettamente i percorsi dei pazienti Covid dal resto dell’ospedale, continuando a garantire le attività di cura per le altre patologie. Al momento non si sa quando questa emergenza finirà, e il vaccino è ancora lontano.

La collaborazione virtuosa tra pubblico e privato ha dimostrato, anche in questa emergenza, di garantire ai cittadini le migliori cure possibili.

Il management nel nostro ospedale ha un ruolo molto importante perché detta le linee di azione coordinando il lavoro di tutti i professionisti.

Un capitolo a parte lo merita il digitale: dalle cartelle cliniche in rete allo smart working, alla possibilità (apprezzatissima) di mettere in contatto, attraverso videochiamate, i pazienti Covid con i propri familiari che, in questo periodo di epidemia, non possono accedere ai reparti degli ospedali.

La sicurezza oggi è, e sempre più sarà in futuro, imprescindibile e indispensabile. In Humanitas vi poniamo la massima attenzione: checkpoint a tutti gli ingressi per la misurazione della temperatura e l’igienizzazione delle mani, obbligo di utilizzo dei DPI per professionisti, fornitori e pazienti, distanziamento sociale ovunque (ingressi, accettazioni, sale d’attesa, mensa, uffici…), sanificazione continua, norme comportamentali affisse ovunque e presenti su intranet e web.

Se dovessimo dare dei consigli ai manager che oggi devono gestire in azienda le norme per mettere in sicurezza i lavoratori e tutti dal Covid, diremmo quanto segue:

  • garantire, nel possibile, lo smart working;
  • se non possibile, far evitare ai lavoratori l’utilizzo dei mezzi pubblici, soprattutto negli orari affollati;
  • modificare gli orari di lavoro per evitare gli spostamenti nelle ore di punta;
  • cercare parcheggi per auto in zona per i dipendenti, così da evitare l’utilizzo dei mezzi pubblici;
  • far rispettare le norme comportamentali di sicurezza, diffondendone adeguatamente i messaggi anche con cartellonistica idonea;
  • imporre l’obbligo di comunicare alla direzione personale eventuali sintomi o avvenuto contatto con persone contagiate;
  • dividere i percorsi degli ascensori, limitare il numero di persone presenti e igienizzarli spesso;
  • creare checkpoint agli ingressi;
  • garantire il distanziamento sociale in uffici, mensa…;
  • assicurare la presenza di igienizzanti in ogni ufficio;
  • sanificare continuamente scrivanie, sale riunioni, tavoli, mensa…;
  • imporre l’utilizzo di mascherina in caso di presenza di almeno 2 persone in uno stesso spazio;
  • evitare i contatti con esterni (fornitori, rifornimento vending machine, pulizie, manutenzioni…);
  • evitare l’utilizzo di fan coil, oppure, dove non fosse possibile, igienizzarli una volta a settimana;
  • tenere, ove possibile, le finestre aperte;
  • responsabilizzare le persone a comportarsi secondo le linee guida (anche e soprattutto fuori dall’ambito lavorativo).

Le persone hanno fiducia a tornare al lavoro se vedono che il luogo ove devono entrare (ospedale, negozio, ufficio, industria, mezzo pubblico…) rispetta fattivamente – e fa rispettare a chi è presente – le norme di sicurezza, a tutela della salute di tutti. È fondamentale che i comportamenti virtuosi che oggi vediamo ovunque negli esercizi commerciali vengano mantenuti anche fuori dal contesto lavorativo, nella vita privata, nella propria casa.

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