Filosofia IN: problem solving

Karl Popper aveva sintetizzato l’essenza del business meglio di chiunque altro
quando sentenziò: “Tutta la vita è risolvere problemi!”.

Qualcuno potrebbe valutare quella del filosofo austriaco una visione piuttosto
pessimistica della realtà, ma riflettiamo un istante sulla profondità di questa
affermazione allo scopo di trovarci un’utilità pratica nell’affrontare (e auspicabilmente risolvere) i problemi di ogni giorno.

La parola “problema” è quel che in linguistica cognitiva viene definito “nominalizzazione”, vale a dire un termine generico cui ciascuno attribuisce un proprio
significato soggettivo. Se da un lato è individuale il significato che attribuiamo
alla parola “problema”, piuttosto universale è la reazione emozionale a questo
termine. A nessuno piace infatti essere accolti di lunedì mattina al lavoro da un
collega, un collaboratore o un cliente con il classico “Abbiamo un problema!”.
Wittgenstein scrisse: “I limiti del mio linguaggio sono il limite del mio mondo
e dunque, se davvero vogliamo aumentare la nostra capacità di problem solving,
il primo passo è estendere il significato che attribuiamo alla parola “problema”.
Che cos’è un problema? Un puzzle è un problema; un cruciverba è un problema;
un rebus è un problema; i video-game si basano sul problema (solitamente organizzato in diversi livelli, chiamati “schemi”)… E allora per quale motivo tendiamo a biasimare i problemi professionali e parallelamente paghiamo per risolvere problemi, nel tempo libero che il lavoro ci concede?

La verità, caro lettore, è sintetizzata in queste due certezze che ogni manager
di successo ti potrà confermare:

  1. la tua carriera è la diretta conseguenza dei problemi che hai superato;
  2. nel business vieni pagato in maniera proporzionale alla grandezza dei problemi
    che sei in grado di risolvere.
    E allora non mi rimane che augurarti, in ogni tuo giorno, “buon divertimento”!
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