Un master per il Made in Italy in Russia

Al via RIMIT, un percorso all’Università Cattolica di Milano per formare professionalità specializzate in un mercato per noi chiave

È alla sua seconda edizione il Master RIMIT – Il russo per le imprese del Made in Italy, dell’Università Cattolica di Milano. Il percorso altamente formativo è tenuto dalle professoresse e direttrici del master, Anna Bonola e Laura Solimene, e si basa su due pilastri di un mercato e di una cultura così importante: lo studio della lingua russa e dell’economia russa. Il master garantisce delle conoscenze chiave per operare nei due paesi chiave dell’Italia e della Federazione Russa, con particolare riferimento alla produzione italiana nel mercato locale. Due economie sinergiche, con storica amicizia e rapporti culturali di lunga data, con grandi opportunità di business e la prospettiva di ricoprire molti ruoli di prestigio tra due importanti economie speculari.

RIMIT si avvia grazie all’integrazione dell’offerta formativa della Cattolica di Milano delle facoltà di Lingue e di Economia: impossibile non conoscere la lingua e la cultura operando nel mercato russo. L’intero percorso comprende molte ore di corsi, seminari, con professionisti, studiosi ed esperti del settore, con laboratori individuali e guidati, stage in Italia o in un paese russofono e un project work. Il percorso, altamente formativo, comprende lo studio approfondito di: Lingua, cultura e civiltà russa, Economia delle imprese e dei mercati nei paesi russofoni, Diritto commerciale comparato, Marketing e comunicazione internazionale, Cross cultural management e Organizzazione aziendale, Tecnica degli scambi internazionali. Il master vanta partnership con la Camera di commercio italo-russa, Confindustria Russia, l’Associazione imprenditori italiani in Russia, High School of Economics, di Mosca (HSE).

Le figure professionali e altamente specializzate che potranno operare con il Master “Il russo per le imprese del made in Italy” sono: export-import manager, addetto alle relazioni internazionali delle imprese, gestione del personale, addetto di filiale estera, consulente e interprete-traduttore freelance per i mercati della Federazione Russa e dei paesi russofoni.


Intervista ai direttori Anna Bonola e Laura Solimene


Come nasce l’idea di combinare un master basato sulla lingua e l’economia russa?
Nasce dal fatto che, avendo la facoltà di Lingue in Università Cattolica indirizzi di specializzazione economici sia alla laurea triennale sia alla magistrale, spesso ci siamo confrontati con professionisti del mondo delle aziende e dell’economia e tutti ci hanno sempre incoraggiato a coniugare le competenze economiche con quelle linguistiche e culturali, perché per le imprese internazionali una figura che possieda tutte e tre queste competenze è strategica per conquistare nuovi mercati esteri. Ciò è poi ancora più necessario per paesi che, per tanti motivi diversi, risultano meno noti, come appunto la Russia.


Qual è la mission del vostro master?
I corsi del master, di cui molti in lingua russa, approfondiscono tanto la conoscenza dell’economia e del mercato russo (dal punto di vista economico, aziendale e giuridico) quanto quella della comunicazione in lingua russa in ambito economico-aziendale, a livello teorico ma soprattutto a livello pratico, grazie a un numero elevato di ore di esercitazioni in lingua russa scritta e orale. RIMIT vuole quindi formare non solo professionisti della comunicazione e assistenti manageriali altamente specializzati per le imprese del Made in Italy nei paesi russofoni, ma anche potenziali sviluppatori di strategie economico-commerciali efficaci per il business italiano. Il master intende così mettersi al servizio delle imprese italiane che lavorano o vogliono entrare nel mercato dei paesi russofoni e in effetti è stato concepito nei contenuti insieme a chi già opera nel settore. Durante la prima edizione (2018-19) i numerosi testimoni intervenuti nei nostri corsi e le aziende che hanno accolto i nostri stagisti hanno più volte espresso il loro apprezzamento per la concretezza dell’offerta formativa che offriamo e la sua aderenza a quanto effettivamente richiesto in azienda.


È cresciuto lo studio della lingua russa negli ultimi anni?
Sì, lo studio della lingua russa è in costante crescita e i numeri degli iscritti alla laurea triennale della nostra università che scelgono il russo come lingua di specializzazione si è attestato negli ultimi anni mediamente sulle 150-200 matricole, la situazione è simile nei maggiori atenei italiani, e l’interesse è in aumento anche nelle scuole superiori. Ormai la Russia non è più un mondo lontano: i russi si incontrano nelle nostre città, come turisti, partner economici o lavoratori e noi possiamo liberamente viaggiare nello spazio ex sovietico e conoscere questo mondo fino a qualche decennio fa irraggiungibile. A 30 anni dalla caduta del muro di Berlino, la lingua russa deve iniziare a essere sentita come una lingua della tradizione europea, quale effettivamente è, sebbene caratterizzata da una storia a tratti molto diversa da quella occidentale.


È così difficile, come si dice, apprendere la lingua russa?
La difficoltà del russo non sta tanto nell’alfabeto cirillico, che può essere imparato in pochi giorni, ma nella complessità della struttura morfologica (il russo ha i casi come il latino); per contro, la pronuncia del russo è sicuramente più facile di quella inglese e la sua sintassi più semplice di quella tedesca. Ogni lingua ha le sue difficoltà specifiche, che dipendono dalla lingua con cui la si confronta; non direi che il russo è più difficile di altre lingue, direi invece che per imparare bene qualsiasi lingua ci vuole tempo, impegno e costanza, tutte cose che, se accompagnate dalla passione, sono più un piacere che una fatica.


Cosa significa oggi conoscere la lingua russa? Quali opportunità apre?
Conoscere il russo oggi significa avere la possibilità di superare i pregiudizi e di conoscere e dialogare con una grande cultura – certo non priva di una storia tragica e contraddittoria – che può dare un suo contributo unico e ricchissimo. La lingua e la conoscenza di una cultura straniera sono essenzialmente uno strumento per poter dialogare; dopodiché, si sa, dal dialogo aperto nascono le idee migliori e le novità in tutti i campi: scientifico, economico, culturale, artistico ecc.


Chi sono i vostri studenti tipo? Perché scelgono questo master?
I nostri studenti sono laureati triennali o magistrali, tutti appassionati della lingua russa che conoscono già a un buon livello (B2 come minimo requisito richiesto); cercano un corso di studi professionalizzante che permetta loro di entrare nel mondo delle relazioni economiche fra l’Italia e la Russia. Tra l’altro, il Master RIMIT prevede anche uno stage di circa 3 mesi, che costituisce un’ottima opportunità in questo senso.


Quali sono le carriere percorribili dopo il master?
Sono molteplici le opportunità di inserimento e crescita per i diplomati al Master, in particolare, in qualità di export-import manager, responsabile relazioni internazionali delle imprese, gestione del personale, dirigente di filiale estera, consulente e interprete-traduttore free lance per i mercati della Federazione Russa e dei paesi russofoni.


Quali sono i vostri partner nel mondo dell’industria o nel placement?
Nostri partner sono potenzialmente tutte le aziende che aderiscono ad associazioni come la Camera di Commercio Italo-russa e Confindustria Russia e GIM-Unimpresa. Con le aziende, dove i nostri studenti fanno i loro stage, dialoghiamo infatti innanzitutto attraverso queste associazioni, ma anche direttamente grazie alle fiere e alla rete di conoscenze condivisa con i professionisti (traduttori e interpreti free lance) attivi come docenti nel nostro Master.


In quali settori dell’industria la lingua russa è particolarmente importante?
In tutti i settori del Made in Italy (moda, macchinari e apparecchiature, prodotti chimici e farmaceutici, arredamento e design, agroalimentare… ). Quando si vuole veramente interloquire con i partner commerciali esteri o delocalizzare la produzione, la conoscenza della lingua madre dei nostri interlocutori è essenziale, tanto più se appartenenti a un mondo che per tanti anni ci è stato estraneo, come la Russia. Certamente l’inglese resta una lingua franca con cui si può viaggiare e lavorare in tutto il mondo, ma la conoscenza diretta della lingua, dei comportamenti, delle categorie culturali russe, nonché della storia, della geografia e in generale del mondo russofono permettono un salto di qualità essenziale per passare a una gestione diretta dei rapporti economici e commerciali e per abbassare il rischio connesso all’attività con le aziende o i clienti di lingua russa. Se poi si passa dai livelli dirigenziali a quelli intermedi, spesso la conoscenza del russo è l’unica possibilità di interloquire con i collaboratori di pari livello.




Può darci un’idea generale dell’importanza del Made in Italy in Russia?
La Federazione Russa sta vivendo attualmente una situazione di crescita economica: il Pil del paese ha visto un aumento del 2,3% tra il 2018 e il 2019. Questo ha permesso di consolidare la domanda verso i nostri prodotti, infatti dal 2017 l’interscambio tra i due paesi è ricominciato a crescere. In genere, l’Italia vanta un paniere di esportazioni estremamente diversificato, comunque, nel 2018 il settore dei macchinari e apparecchiature ha raggiunto quasi il 27% delle esportazioni totali verso la Russia, seguito dal settore delle “tre F” di fashion, food and furniture. Appartengono proprio a questi settori alcuni dei testimoni aziendali che quest’anno incontreranno gli studenti del master.


Dopo anni di propaganda politica, a suo avviso, si arriverà mai a una soluzione sulle sanzioni e le contro sanzioni russe?
Molte aziende in realtà hanno già superato il problema con diversi escamotage. Certo, se alcuni nodi della politica estera si sciogliessero, la situazione potrebbe essere più favorevole. Tuttavia bisogna dire che l’Italia e il Made in Italy godono di un altissimo gradimento presso i potenziali acquirenti russi e questo, abbinato all’inventiva italiana, riesce spesso a superare situazioni di stallo. Ciò che piuttosto può costituire un ostacolo è invece l’ignoranza delle regole giuridiche, delle prassi consolidate, dei rischi ricorrenti per chi opera con il mercato russo, tutti aspetti che cerchiamo di trattare non solo teoricamente, ma anche incontrando testimoni, ossia professionisti che operano in questo settore. Dalla fine 2016 – inizio 2017 c’è stata una stabilizzazione del rublo, ma con un’economia che non è tornata certamente come quella precedente alla crisi economico-finanziaria del 2014.




Che prospettive economiche ha la Federazione Russa nei prossimi anni a vostro avviso? Che prospettive ha la Russia come economia, nell’ambito della digital transformation e delle nuove tecnologie?
Negli ultimi anni il governo russo ha emanato diversi decreti destinati ad avere un sostanziale impatto sulle relazioni commerciali del paese. L’obiettivo è aumentare la competitività della produzione interna in diversi comparti e, in particolare per una ventina di settori merceologici, la percentuale di prodotti importati da sostituire con beni prodotti internamente. Questi prodotti da sviluppare internamente riguardano in buona parte i macchinari, le apparecchiature, i prodotti chimici e i prodotti tipici delle esportazioni italiane.

Lo sviluppo del digitale sostiene tali progetti introducendo in primo luogo una maggiore flessibilità nella produzione e la capacità di adattare le macchine alle specifiche esigenze della domanda in costante evoluzione e permetterà di accelerare i processi. Attualmente in Russia molte imprese sono ancora nelle fasi iniziali di questa trasformazione e lamentano una mancanza di fondi per sostenere questo cambiamento. Comunque, non sembra ancora adeguatamente diffusa la conoscenza delle implicazioni del digitale nel complesso e nell’industria in particolare.

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