Un piano di sviluppo nelle aree deboli del mondo

Come funzionano le politiche economiche nei paesi in via di sviluppo? Qual è il ruolo dei manager? E del governo? Quali differenze e analogie tra i piani di sviluppo in azienda e quelli in un paese di un'area critica? Ne parliamo con Azzurra Rinaldi, autrice insieme a Fabiana Sciarelli del manuale Il macro-management per le aree deboli del mondo. Economia e politiche di gestione dello sviluppo (Franco Angeli)

Cos’è e come è un piano di sviluppo a livello di un paese che rientra nelle aree deboli del mondo?

Nel nostro volume abbiamo presentato diverse tipologie di piani di sviluppo: a lungo termine (10/30 anni), a medio termine (4/5 anni), piani strategici di settore (10/5 anni), piani operativi a breve termine (3/1 anno). L’anomalia di molti piani analizzati è data da un’elevata genericità della strategia individuata che si ferma a una prospettiva di medio o breve termine senza fornire una reale indicazione strategica per un paese. La difficoltà generale che mostrano tutti i piani che abbiamo analizzato risiede nel passaggio dalla programmazione all’implementazione.

Qual è la differenza tra l’implementazione di un piano di sviluppo in un paese sottosviluppato e quello in un’azienda?

Un paese non è un’impresa che può realizzare in cinque anni il proprio piano strategico. Un paese ha bisogno di tempo. D’altro canto è anche vero che le strategie territoriali sono legate al potere politico e quindi, generalmente, a un orizzonte temporale limitato.

Questi due elementi mal si conciliano con un percorso serio di sviluppo umano. Disfacendo e rifacendo i piani, come la tela di Penelope, più volte nell’arco del tempo, difficilmente si arriva a un vero e persistente sviluppo. Dalle evidenze che abbiamo raccolto emerge come l’instabilità politica rappresenti uno dei principali ostacoli allo sviluppo reale.


Quali sono gli attori e gli stakeholder dello sviluppo che vengono coinvolti?

Esistono nel sistema differenti tipologie di attori: attori principali, secondari e di supporto; attori globali, regionali e locali; attori inter-governativi, governativi e non governativi; attori economici e sociali; attori tradizionali ed emergenti; attori pubblici, privati e misti.

In molti casi, poi, la stessa organizzazione riveste più ruoli all’interno di un processo di sviluppo. Ad esempio, un’organizzazione non governativa può esercitare un’azione di indirizzo e un’economica nello stesso tempo.

Per questi motivi non è semplice fornire una classificazione della tipologia di attori di un processo di sviluppo che sia esaustiva, senza perdere di chiarezza ed efficacia espositiva.


Qual è in concreto il ruolo di supporto che può fornire un manager dall’estero?

Le imprese e i manager possono avere una duplice funzione: trasferimento di skill e creazione di processi di sviluppo attraverso la stabilizzazione di impianti industriali nei paesi deboli. In particolare, le azioni di cooperazione dei primi anni Novanta hanno evidenziato come il solo trasferimento tecnologico o monetario non riuscisse a innescare processi di crescita e sviluppo persistenti, né a creare spill-over. Il trasferimento di competenze manageriali rappresenta senza dubbio uno dei punti cardine di ogni processo di sviluppo.


Quanto conta un approccio manageriale alla gestione di un progetto in un’area debole del mondo e quali parametri e strumenti possono essere adottati per valutarne l’efficacia?

Nella nostra ricerca, dopo una ricca analisi degli indici di sviluppo, dopo un attento, seppur non esaustivo, studio dei piani di sviluppo umano immaginati e realizzati in sei paesi (Benin, Etiopia, Sud Africa, India, Myanmar, Filippine) di due continenti altamente impegnati nei processi di crescita, come l’Africa e l’Asia, abbiamo fornito una metodologia per la co-creazione dello sviluppo.

Il primo strumento per la macro-gestione di un paese che abbiamo voluto portare all’attenzione con il nostro libro è l’Overall Development Management Model.

Si tratta di un modello di processo di sviluppo definito secondo una metodologia ibridata tra economia e management, che utilizzando congiuntamente strumenti che rendono sinergici gli approcci tradizionali con il Project Management, il Logic Framework Approach e il Result Based Management, può permettere ad ogni paese di individuare il proprio processo di co-progettazione e co-gestione dello sviluppo.

Con questo modello, la collaborazione di risorse differenti è la chiave fondamentale per il raggiungimento di uno sviluppo bilanciato, sostenibile e a lungo termine (Overall Development).


Il macro-management dello sviluppo può essere considerato un modello di sviluppo globale? Come pianificare risorse, persone, controllo e comunicazione?

Il macro-management, differentemente dal management industriale e da quello della pubblica amministrazione, rappresenta un insieme di politiche, tecniche e metodi di gestione portati in una dimensione macro per la programmazione e la realizzazione dello sviluppo delle aree deboli.

Una volta individuate tutte le problematiche dell’area non modificabili, il macro-management intende infatti individuare gli obiettivi più idonei, indicare il modo in cui essi possono essere raggiunti, definire la strategia e utilizzare gli strumenti di progettazione specifici, nonché organizzare e esercitare il controllo intermedio e finale così da poter porre rimedio agli errori velocemente e da fornire dati certi alle comunità internazionali.

Dal macro al micro: parliamo di startup. Quali sono le differenze sostanziali tra l’avvio di una startup in un paese occidentale e in un paese in via di sviluppo?

In molti paesi a basso e medio reddito, gli enti pubblici assorbono un’alta percentuale della forza lavoro totale. Gli imprenditori esistenti sono generalmente lavoratori autonomi o gestiscono le proprie attività su piccola scala. Molti di loro sono attivi nell’economia informale e molti devono lottare duramente per guadagnarsi da vivere.

L’elevata tecnologia e la globalizzazione informatica hanno completamente cambiato il panorama dell’imprenditoria mondiale, delineando anche nuovi e più labili confini geografici. Nonostante la tendenza attuale ad alzare muri, a dividere i confini, a ridurre la circolazione di beni e persone, il web resta un luogo senza barriere in cui la connessione globale permette a imprenditori di ogni luogo di investire su mercati indifferenziati.

Oggi però anche questo “libero mercato virtuale” è a quasi completo beneficio dei paesi sviluppati. Sono infatti loro a introdurre il maggior numero di imprese sul mercato globale, rendendo i paesi in attesa di sviluppo semplice mercato e, a volte, fornitori di lavoro a basso costo.

Il mercato virtuale però resta una importante opportunità che i paesi a basso e medio sviluppo potrebbero provare a cogliere per avviare quello che le nuove imprese dovrebbero avviare sempre, ossia un nuovo sistema economico e sociale.

Lo strumento delle startup, come nuovo metodo di creazione di impresa, non necessariamente tecnologica, appare a noi uno strumento utilizzabile, seppur corretto secondo le necessità specifiche, nei paesi in via e in attesa di sviluppo.

Le startup aziendali infatti possono avere un andamento positivo sullo sviluppo di un paese, traducendosi potenzialmente in una nuova idea imprenditoriale, in posti di lavoro e vendite sostenibili. Le startup possono inoltre contribuire alla competitività di un paese introducendo nuovi prodotti o servizi.



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