Un futuro di impegno e innovazione

A pochi giorni dalla sua nomina, avvenuta durante la 102a Assemblea del 15 giugno scorso a Milano, abbiamo incontrato il nuovo presidente di Manageritalia, Marco Ballarè, per esplorare le prospettive e i programmi che guideranno l’Organizzazione nei prossimi anni

Come esce Manageritalia dai recentissimi appuntamenti istituzionali di Congresso e Assemblea elettiva?

«In pochi mesi, qualche migliaio di associati ha dedicato tempo, competenze e idee per delineare il nostro futuro. Non è una cosa che succede in tante altre organizzazioni e gli appuntamenti istituzionali, precongressi e assemblee elettive, ai quali ho preso parte sui territori, mi hanno testimoniato impegno e partecipazione determinanti, di alto livello e per nulla scontati. Ho percepito un forte senso di responsabilità e sforzo, non solo organizzativo, anche da parte delle Associazioni».

Che idea si è fatto delle 400 persone che hanno animato questi due giorni?

«Ho visto quattrocento persone, cervelli e talenti che non conosciamo abbastanza e che dobbiamo valorizzare appieno. Quattrocento persone ricche di competenze, che vanno ben identificate singolarmente e messe a sistema, creando una forte sinergia tra loro. E questa non è altro che la punta dell’iceberg, perché dietro ci sono oltre 43mila manager associati che rappresentano tutta l’Italia, il vero Dna e valore del management. E dare valore ai manager e ribadire il loro ruolo determinante per la crescita è ciò che facciamo».

Ci parla dei programmi e delle priorità?

«Gli obiettivi prioritari sono: rafforzare l’azione sui territori, migliorare i servizi e la vicinanza ai manager, innovare il contratto collettivo dei dirigenti e consolidare la rappresentanza e l’interlocuzione con le istituzioni. Quest’ultimo obiettivo va perseguito a livello nazionale e su tutti i territori, anche insieme a Cida. Per esempio, dobbiamo sviluppare l’attività sindacale con attenzione anche alle trasformazioni in atto nel mondo del lavoro che impattano sui manager, sia sui dirigenti che su coloro che operano con altre forme contrattuali. Noi, oggi, rappresentiamo dirigenti, quadri ed executive professional e questo è funzionale al nostro ruolo e a come si muove il mercato e il contesto in cui operiamo. E, ancora, dobbiamo acquisire maggiore autorevolezza e attenzione su temi che coinvolgono noi e il Paese, riuscendo ad anticipare e far sentire la nostra voce».

La nostra Organizzazione ha tutto ciò che serve per guardare al futuro?

«Certo, siamo un’Organizzazione composta da persone, in cui Federazione e Associazioni territoriali svolgono funzioni complementari e sinergiche. Funzioni che vanno svolte nella massima sinergia per ottenere i migliori risultati. A livello organizzativo, c’è una chiara definizione dei ruoli, che devono essere sostenuti con condivisione, trasparenza e inclusione. È quindi fondamentale fare propri strategie e obiettivi definiti, agire con trasparenza nelle decisioni quotidiane e includere tutte le persone e le idee per arrivare a una sintesi efficace».

Perché per un manager è importante Manageritalia?

«Perché, anche attraverso il contratto collettivo, conferisce al manager una dimensione e un ruolo economico e sociale definiti, offrendo un sistema di welfare e una serie di servizi determinanti per affrontare le sempre più pressanti, ma stimolanti, sfide professionali. Su questa solida base, abbiamo sviluppato valore e servizi anche per coloro che non hanno la “fortuna” di avere il contratto dirigenti, come i quadri e gli executive professional».

Perché Manageritalia e i manager sono importanti per il Paese?

«Perché al Paese, per crescere a livello economico e sociale, serve cultura e presenza manageriale. Non c’è quindi alcun dubbio: serve molta più managerialità, visto che proprio da questo punto di vista abbiamo un gap con l’estero che, soprattutto in tante pmi e aziende familiari, frena la competitività e la crescita. E questo incide anche sulla crescita del Pil e delle retribuzioni. Ci vuole più managerialità per svilupparci in settori e business ad alto valore aggiunto, i soli che possono remunerare adeguatamente il lavoro di qualità e quello di tutti. Poi, come Associazione, dobbiamo portare il contributo dei manager alle istituzioni per dare idee e competenze utili per legiferare e governare il Paese alla luce di quello che realmente succede e serve nel mondo del lavoro e dell’economia, ma anche in tanti altri campi e ambiti quali sostenibilità, inclusione ecc.».

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