Perequazione, azioni legali al via

Quattro regioni e quattro giudici: sono state finalmente avviate le azioni legali promesse ai nostri lettori e concordate fra Manageritalia e Federmanager nell’accordo sottoscritto nel mese di febbraio.

 
Le due organizzazioni, condividendo le preoccupazioni e le motivazioni di indignazione espresse dai tanti pensionati che a seguito dei reiterati provvedimenti di sospensione della perequazione automatica dei trattamenti di pensione hanno animato e continuano ad animare questo blog, hanno promosso – per il tramite di un prestigioso studio legale associato – quattro cause (alle quali probabilmente seguirà una quinta). 
 
L’obiettivo è incontrare, nelle sedi dei tribunali prescelti, la sensibilità di almeno un giudice che possa rimettere il tema alla Corte Costituzionale. Perché, lo ripetiamo per i non addetti ai lavori, a dover decidere sulla fondatezza (più correttamente, sulla non manifesta infondatezza) della questione di legittimità saranno proprio i giudici di merito, preliminarmente alla prosecuzione delle cause. 
 
Dunque siamo partiti, come già accaduto nel 2008, consapevoli degli ostacoli che rendono tutt’altro che semplice anche soltanto ottenere un rinvio alla Corte Costituzionale. Ostacoli resi ancor più ardui dalla difficilissima situazione politica ed economica, che non potrà non influenzare e orientare i giudici coinvolti. Se potessero leggere questo blog, rivolgerei a quei giudici alcune brevi riflessioni, perché credo che anche loro, nel contesto dei ruoli delle istituzioni italiane e degli equilibri previsti nel nostro ordinamento, possano aiutarci a cambiare, crescere, guardare temi e problemi sotto prospettive e luci diverse. 
 
Mi auguro che almeno uno dei giudici ai quali sottoporremo le questioni di legittimità costituzionale possa comprendere il significato di questa azione, che prima ancora del carattere legale assume connotazioni sociali, espressione di un movimento di pensiero e di protesta che cresce e seguiterà inevitabilmente a crescere qualora ignorato. 
 
Questa è un’iniziativa che non vuole disconoscere la presenza e la partecipazione – anche contributiva – allo stato sociale. I tanti pensionati che vedono decrescere ogni giorno il potere di acquisto della propria pensione – spesso unico reddito della famiglia – e che sanno e sono in grado di dimostrare che questa diminuzione, protratta nel tempo, produce un danno economico enorme, di decine e decine di migliaia di euro, questi pensionati, per quanto indignati, seguitano a concorrere e partecipare ai bisogni dell’ordinamento e del paese in cui vivono. 
 
La nostra è un’iniziativa che intende far riflettere sulla cecità delle politiche di breve termine, sulla inutilità e instabilità di quei provvedimenti che lungi da risolvere in maniera strutturale un problema non possono che determinare un’involuzione sociale ed economica. 
 
Ai giudici vorremmo poter dire che accogliendo le motivazioni dei nostri ricorsi accoglieranno l’esigenza di consolidare la certezza del diritto, gettando i presupposti per un cambiamento culturale che non potrà che produrre benessere. Vorremmo poter dire che è giunto il tempo, da parte di chi fa politica e dispone dell’amministrazione della res pubblica, di assumersi le proprie responsabilità. Vorremmo far riflettere sulla dignità della persona, che si esprime – come i padri costituenti hanno voluto sottolineare all’articolo uno della nostra costituzione – con il lavoro, e da questo trae sostentamento. 
 
Vorremmo far capire che è iniquo colpire chi per età o per condizione non è in grado di riprendere un lavoro per compensare la progressiva diminuzione economica della propria pensione. Vorremmo affermare la necessità che le pensioni, proprio perché riconosciute al termine di un ciclo di vita lavorativa che seguita ad allungarsi con la crescita della vita media, dovrebbero costituire una certezza, non un’ipotesi concessa per altrui discrezionalità. Potremmo parlarne ancora lungo, a voi la parola…

Facebook
LinkedIn
WhatsApp

Potrebbero interessarti anche questi articoli

Cerca